Musica

TURNSTILE – NEVER ENOUGH TOUR

(cronaca emotiva di un concerto perfetto – 12/11/25 Milano)

Ci sono concerti a cui vuoi andare d’impulso e concerti che inseguivi da anni.
E poi ci sono quelli che arrivano in un momento preciso, quasi chirurgico, come se la vita – o la musica – volesse dirti qualcosa.
Per me, i Turnstile a Milano sono stati questo.

Li avevo conosciuti grazie agli Idles, o meglio grazie a Joe Talbot: il suo modo di parlare delle band che ama, la generosità con cui prova sempre a spingere altri artisti, il suo podcast Oh Gatekeeper, dove invita persone che lo hanno ispirato.
Joe per me è anche una specie di mentore inconsapevole: ogni volta che parla di musica, imparo qualcosa. Mi apre porte, mi allarga mondi. È così che è successo anche con i Turnstile. Li ha nominati e li ho ascoltati. E mi ci sono persa dentro.

Gli ultimi due album mi hanno travolta: più morbidi rispetto ai loro inizi hardcore, ma con quella miscela micidiale che ti apre il petto.
Mi sono detta: “Questa musica mi spacca la testa in senso buono. Li amo.”

Poi scopro che arrivano a Milano.
Vado su Live Nation, controllo: ci sono ancora posti per persone con disabilità. Scrivo.
Mi rispondono dopo due mail e confermano che c’è ancora disponibilità.
(Per chi non lo sapesse: ogni volta bisogna verificare chi organizza, se ci sono posti dedicati rimasti e qual è la procedura per prendere il biglietto. Non è mai una cosa immediata.)

Ed è lì che inizia l’ansia, quella vera, viscosa, che arriva quando senti che qualcosa sarà importante e temi che possa rompersi prima ancora di viverla.
Devo dire la verità: non mi capita con tutti i concerti, ma questa volta lo sentivo che era diverso.
Era come se, dentro di me, avessi la percezione che potesse diventare qualcosa di pazzesco.


Dovevo organizzare la bimba, fare in modo che stesse tranquilla a casa fino a tardi.
Abbiamo chiesto aiuto alla zia Chicca.

E fino all’ultimo ho avuto quella sensazione: “È troppo bello, quindi qualcosa andrà storto.”

Invece no.

La serata perfetta che non ti aspetti

Arriviamo all’Alcatraz – il mio locale preferito.
Troviamo parcheggio davanti: evento raro, buon auspicio.
Prendiamo un panino al volo al supermercato attaccato e poi entriamo.

Io sono l’unica persona in carrozzina.
Alla security inizialmente gli prende male: vogliono mettere me davanti alla transenna e Fra dietro, mischiato alla folla. Assurdo.
Forse temono il crowd surfing o semplicemente non sanno come gestire la cosa.
Parliamo e mollano la presa.
Entriamo insieme.

Ecco i gruppi spalla: High Vis bravissimi, The Garden un po’ meno nelle mie corde.
E poi… loro.

Una partenza che non ti lascia respirare

I Turnstile salgono sul palco e iniziano con Never Enough, la canzone che adesso ha una nomination ai Grammy.
Ad aggiungersi alle nomination della band.

📌 Nomination ai Grammy per i Turnstile

  1. “NEVER ENOUGH”Best Rock Album
  2. “HEAVY STAR”Best Alternative Music Performance
  3. “BIRDS”Best Metal Performance
  4. “NEVER ENOUGH”Best Rock Performance
  5. “NEVER ENOUGH”Best Rock Song


È il loro periodo d’oro.
Si sente.
Si vede.

E qui succede una cosa che non mi era mai capitata: il tempo si allarga e si contrae insieme.
Mi sembrano interminabili e allo stesso tempo troppo brevi.
Sono dentro un’esperienza mistica, sudata, luminosa.
Intorno a me si poga, si salta, si vola.
Io non mi sento diversa.
Non mi sento “protetta in un angolo”.
Sono parte di tutto.

C’è un momento buffo: i buttafuori, un po’ rigidi e forse travolti dall’energia della sala, afferrano per errore un ragazzo della crew per buttarlo fuori.
Arriva Franz, il bassista, in soccorso.
Salva la situazione come se nulla fosse.
Rido. E allo stesso tempo penso: “Questa serata ha un’energia assurda.”

🌫️Un abbraccio collettivo

Chi segue i Turnstile lo sa: “Birds” è la loro chiusura rituale, la canzone finale che trasforma un concerto in un passaggio di energia collettiva.
L’avevo vista mille volte su YouTube, nei video live, nelle storie su Instagram:
la sala che si infiamma,
la gente che comincia a salire sul palco,
la band che non si tira mai indietro,
quel caos bellissimo e controllato che sembra dire:
“Questo è vostro quanto nostro.”

E quando l’ultimo accordo si dissolve, quando “Birds” vola via, succede qualcosa di ancora più raro:
la band scende dal palco per salutare la gente.
Brendan scende dal palco.
E lui si avvicina proprio alla zona dove sono io.
Sorride.

Mi abbraccia.
Non una pacca.
Un abbraccio vero, che vibra.

E dice:
“Thank you for being here.”

È la prima volta in vita mia che un artista mi ringrazia per la mia presenza, non per il supporto o perché “sono speciale”, ma perché ero lì.
Con tutto quello che comporta esserci.
Con tutto il mio corpo.
Con la mia storia.
Con la mia fatica.
Con la mia voglia di vivere la musica come chiunque altro.

In quell’attimo ho capito che non stavo assistendo a un concerto.
Stavo vivendo un riconoscimento.
Un “io ti vedo.”
Un “sei parte del tutto.”

E poi il resto esplode

Dopo l’abbraccio è stato tutto amplificato:
la folla che rideva, il giro di mani tese verso Brendan;
io che saluto Pat il chitarrista e lui saluta me;
il batterista, Daniel che arriva poco dopo e ci sorride, ci parliamo velocemente, è dolcissimo, gli diciamo che sono incredibili, lui ringrazia ancora.

Era tutto così umano.
Così incredibilmente umano.

Uscire dall’Alcatraz e non essere più la stessa

Quando siamo usciti, avevo la sensazione che qualcosa si fosse spostato dentro di me.
Non era solo il concerto.
Era il fatto che, nonostante le paure, le fatiche, l’organizzazione millimetrica, le tante mail a Live Nation e agli altri promoter — a volte ignorate — e tutte le volte in cui non ce l’ho fatta, in cui ero troppo lontana per vedere qualcosa, in cui sono stata trattata come una spettatrice di serie C o guardata come un’aliena…
nonostante tutto questo, io ero lì.

E qualcuno, su quel palco, se n’è accorto.

Forse è questo, alla fine, il vero potere della musica:
non tanto scuotere le casse, ma ricucire le persone nella stessa vibrazione.

Questo fanno i Turnstile. Anche questo.

Io ieri sera mi sono sentita vista.
Accolta.
Parte di un’onda.

E forse, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono sentita anche invincibile.

    la set list del concerto
    @sonia_star__

    Here’s the moment when Birds — the song that closes every live show — turned into a collective embrace. A unique moment I wrote about on my blog: http://www.quinonemarte.com I can’t help but feel grateful for music, always, and for Turnstile — for their energy and the connection they created.🤟🏻💜🫶🏻 @TURNSTILE #turnstileitalia #turnstile #turnstileloveconnection

    ♬ suono originale – Sonia_star
    @sonia_star__

    I hold my head and cry🫂❤️‍🩹 @TURNSTILE in Milan 🇮🇹 #turnstile #turnstileloveconnection

    ♬ suono originale – Sonia_star


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