Abilismo, bambini, Disabilità, Libro

A Carnevale, ogni amara verità vale.

Era un freddo febbraio, si festeggiava Carnevale e io avrò avuto circa 8 – 9 anni. La mia baby-sitter dell’epoca mi prestò l’abito di Barbie Luce di Stelle: un vestito strepitoso che, come per la vera Barbie, se ti trovavi al buio aveva delle stelle luccicanti che si illuminavano. Fiera del mio vestito, mi ritrovai a una festa in oratorio con la bambina figlia degli amici. Qui si sarebbe eletta la maschera più bella. La mia amica fortunella, figlia di una famiglia molto benestante era vestita da ballerina spagnola, un abito stupendo anche il suo, ma certo non poteva competere con quello della Barbie. Sfiliamo tutti, uno ad uno; io, ovviamente, con il mio passeggino da sfigata, perché me ne avevano dato uno abbastanza terribile, ma con l’abito veramente da sogno. Finalmente il momento tanto atteso: chi avrebbe vinto l’abito più bello della festa? Parliamoci chiaro, nessuno aveva scampo, e infatti successe il prevedibile: “Sonia, sei stata eletta la reginetta di questa festa, la tua è la maschera più bella!” Ero felicissima, se non che in quel momento arrivò una bella tranvata in faccia: la bimba con l’abito da spagnola mi guardò urlandomi sul muso: “tanto tu hai vinto solo perché sei in carrozzina!”

E’ lì che capii una delle prime lezioni della vita: qualsiasi cosa io avessi fatto sarei sempre stata quella in carrozzina; demeriti e successi sarebbero sempre stati collegati alla mia condizione fisica; credo di aver pensato: ‘cara bambina, sei proprio una s******.


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