Libro

A mia figlia – il mio primo affaccio

0-5

La mia vita si può definire abbastanza turbolenta, proprio come il primo volo aereo che presi.
Avevo sei mesi quando mia mamma decise che dovevo passare qualche anno con i miei nonni.
Fu così che, con quel volo Alitalia piuttosto ballerino, atterrai nella bellissima capitale della Romania, Bucarest.

Sono venuta al mondo l’anno in cui l’Italia vinse i Mondiali grazie al gol decisivo di Tardelli, nel 1982, in una delle città più belle d’Italia… o almeno lo è per me. Sono sicura che tu abbia capito di quale città parlo. Sì, quella dove non si trova mai parcheggio, dove la gente gira in motorino e si innervosisce per le strade strette; la città dove d’estate, da un momento all’altro, in pieno sole, può iniziare a piovere, inzuppandoci del tutto. La città dove non c’è un bagno accessibile per persone disabili nell’arco di non so quanti chilometri e, quando lo trovi, per entrare dentro il locale è come scalare l’Everest.

Esattamente quella stessa città fatta di tantissime viuzze chiamate vicoli che si affacciano sul mare e che, quando ci sei dentro, ti perdi, ma è una sensazione bellissima. Nelle strade di questa città c’è sempre un odore acre e, allo stesso tempo, profumo di mare. La salsedine ti si appiccica ai capelli e alla pelle e, se conosci i posti giusti dove andare a bere e mangiare, puoi capirne l’essenza. È una delle poche città con scorci fantastici: al tramonto, nelle stagioni più calde, tutto luccica, i palazzi antichi a picco sul mare assumono colori diversi e si riflettono nell’acqua creando un disegno.

È una città vecchia, ma è anche una città che ha saputo modernizzarsi negli anni. Per esempio, quante volte siamo andate all’Acquario insieme? Tu hai visto la sua parte più pulita e ordinata, raramente ci siamo invischiate nella sua zona più rozza. È inutile che mi dilunghi ancora, ovviamente sto parlando di Genova, luogo nativo di un sacco di artisti. Modestamente, non potevo nascere altrove.

So che quando racconti che mamma è originaria di Genova lo dici con un po’ d’orgoglio. Sono sicura che questo derivi dal fatto che tu, invece, sei nata in mezzo alla Pianura Padana, in un posto dove il mare non lo si vede neanche col cannocchiale, ma anche perché Genova è una città particolare, alternativa, una città burbera ma dal cuore grande.

Ma torniamo a Sonia – mamma… piccola.

Dopo sei anni di convivenza con i nonni, in un paese così lontano e diverso dal capitalismo d’Occidente, sono tornata a Genova per iniziare la prima elementare e vivere con mia mamma. La mia mobilità era compromessa: la SMA, che mi era stata diagnosticata a tre anni, stava peggiorando e, ovviamente, due persone anziane non se la sentivano di crescere una bimba con tutte queste difficoltà.

Peccato che anche mia mamma non fosse proprio la persona più in forma del mondo. Pensa che lei si ammalò di poliomielite quando aveva tre anni. A quei tempi facevano il vaccino antipoliomielite direttamente a scuola, e fu proprio uno di questi a farle sviluppare la malattia, mandandola in fin di vita. Fortunatamente, mio nonno, lavorando all’ambasciata, fu in grado di trovare i migliori medici della Romania. Riuscì a portarla a Mosca, dove venne curata e, dopo qualche tempo, migliorò moltissimo.

Proprio per questa ragione tu ricordi la tua nonna con le stampelle e con dei tutori: a causa di tutto questo casino era rimasta disabile.

Ti starai chiedendo: “E il nonno materno dov’è in tutto questo?”
Nonno non è pervenuto. I racconti di mia mamma parlano di un partner che non ha mai accettato la sua gravidanza e che aveva un’altra famiglia, perciò non voleva avere nulla a che fare con noi.

Mia mamma mi ha sempre detto che più persone le avevano suggerito di abortire, ma lei, convinta che avrebbe potuto fare da genitrice anche da sola e con la sua disabilità, non diede retta a nessuno. Non so quanto di questo sia vero, ad ogni modo io sono qui, e la cosa più bella che posso fare è raccontarti tutto quello che so del mio passato.

I miei primi cinque anni

I ricordi dei miei primi cinque anni sono quelli di una bimba felice, che abitava in un posto completamente diverso da quello in cui ho poi vissuto per tutta la mia vita. In realtà, ho anche ricordi di momenti di tensione con mio nonno, un uomo austero ma con una grandissima forza interiore. Mi ricordo di questo signore coi capelli grigi, che per me rappresentava un po’ una figura paterna.

Nonno e nonna vivevano in due case separate. Ho capito piano piano che loro, pur essendo sposati, in realtà si erano separati consensualmente. Nonno aveva un’amica che ogni tanto girava dalle nostre parti, ma non ricordo che me l’avesse mai presentata come una compagna; di certo non abitava con noi.

Nonna, invece, stava in un antico palazzo davanti a un parchetto bellissimo, con alberi e campi da gioco. La casa di nonna era quella dove è cresciuta mia mamma: una casa piuttosto grande, con tante stanze. Ricordo il bagno, con una grande vasca e un odore di mela fortissimo. Sai quell’odore di antico e allo stesso tempo pulito? Ecco, quel bagno aveva proprio quel profumo.


Scopri di più da Not Mars

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

2 pensieri su “A mia figlia – il mio primo affaccio”

Lascia un commento