Le persone che hanno una mentalità aperta riescono a capire meglio il fatto che al mondo possono esistere storie personali “particolari” o fuori dal proprio ordinario. Io in quanto mamma con disabilità’ motoria grave, mi considero una mamma normale, ma per gli altri non è sempre così. Fino a qualche decennio fa, le mamme con patologie neuromuscolari si sarebbero contate sulle dita di una mano, per fortuna ultimamente la conoscenza di queste patologie è migliorata e diventare una mamma come me non è più così raro.
Leila è arrivata in un momento in cui con Francesco non credevamo neanche più di potercela fare, è arrivata come un’esplosione di colori accesi, un giardino pieno di fiori, una carezza improvvisa. Subito, la paura di non essere in grado di portare a termine una gravidanza, questa sensazione è durata poco tutto sommato, Leila era in me, mi sono detta: “ce la farò.”
La gravidanza è andata avanti senza grossi problemi, ma come per tutte le mamme, ci sono stati momenti in cui ho avuto paura, diverse paure. A volte semplicemente la paura di affaticarmi e quindi provocare un danno, o di sbagliare qualcosa per la inesperienza o di fare movimenti sbagliati. E poi, altre donne mi avevano messo in guardia che il peso del feto poteva schiacciare lo stomaco e non avrei mangiato più, oppure avrebbe premuto sui polmoni facendomi respirare male. Nulla di tutto ciò, ma soprattutto ho capito una grande verità: ogni gravidanza e’ a sé! C’è talvolta una sorta di allarmismo eccessivo negli altri a prepararti solo alle cose più brutte concentrandosi poco sugli aspetti positivi. “Non leggerai più, non guarderai più la tv, non farai più un aperitivo, scordati il sonno…” Come se il dono di diventare genitori fosse una cosa così esageratamente unica da dover sacrificare tutto il resto. Per noi non è stato così, anche se è anche così. Leila è stata abituata ad essere indipendente da subito e questo perché io non ho potuto allattarla, non ho potuto cullarla e non l’ho abituata a dormire in braccio. Non ho fatto queste cose perché fisicamente non potevo farle. Francesco non poteva fare il “mammo” perché doveva lavorare e anche molto, per fortuna il suo impiego gli permette di lavorare anche da casa, alternando ufficio-casa, e questa situazione ha reso Leila una bambina molto autonoma e assicurato le entrate economiche familiari. Leila non usa ne il ciuccio, ne succhia il dito. Si addormenta da sola nel suo lettino e da quando ha 8 mesi dorme in cameretta. Non ha avuto un solo problema emotivo ad inserirsi al nido e quando la lasciamo a qualcun altro non vive nessun trauma. Certo, qualche mamma potrà pensare che non è l’atteggiamento corretto e io non voglio dire che le altre mamme sono sbagliate, ogni storia è a sé. Io sono fiera della bimba che mia figlia sta diventando perché lei, a 15 mesi, conosce benissimo i miei limiti e non mi ha mai fatto pesare nulla. Quando vuole abbracciarmi si alza in piedi e appoggia il suo visino sulle mie gambe sedute, mandandomi bacini volanti e facendomi carezzine.
Le mie difficoltà, le mie preoccupazioni da mamma non sempre sono state capite anche da persone vicine, una mamma che ha un disabilità non capita spesso in famiglia o nella cerchia delle amicizie, si fa fatica a mettersi nei panni di una donna con disabilità figuriamoci se anche mamma! Diventare mamma, nel mio caso, mi ha reso più forte per alcune cose, ma più fragile emotivamente per altre.
Riorganizzare la routine è la cosa più difficile, lo è per chiunque nei primi anni di genitorialità, se non hai un’autonomia fisico-motoria è ancora più complesso. I supporti adeguati in generale per i neo genitori sono pochi, se sei una mamma disabile tanto meno. Ho chiesto tante volte ai servizi sociali di aumentare le ore di assistenza a casa ma per ora nulla è cambiato. Per fortuna in Lombardia esiste la misura asili nido gratis entro un certo ISEE ( pasti esclusi). Ho imparato però che se le cose gestionali non vanno come vuoi tu, devi fare tutto il possibile per trovare soluzioni, finchè si può, per il resto non vale la pena deprimersi perchè con il tempo la soluzione si trova. Ho imparato che l’empatia è un dono raro, la superficialità, invece, è uno dei mali della nostra società. Ecco perché sto cercando di migliorare anche io.
Leila è tantissima gioia ma anche fatica, lei mi sta insegnando la vera essenza della vita. Questo non perchè, in primis, mi ha dato la possibilità di essere mamma, ma perchè mi sta permettendo di crescere insieme.
Lei impara, io maturo e arricchisco la mia persona.Noi cresciamo insieme, e al contempo cresce l’amore tra mamma e figlia.
Questo è il motore che mi fa andare avanti nonostante tutte le difficoltà’.
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